20×20 cm: il Ritratto e la scelta dell’essenziale

Chi mi segue da tempo sa che, dal 2017, realizzo ritratti di animali su commissione. Negli ultimi tre anni, però, questa cosa aveva iniziato a starmi stretta, procedevo in automatico mi stava svuotando, e così ho deciso di fermarmi quasi un anno, dedicandomi completamente agli acquerelli. Ora ho ripreso le commissioni, ma sento il bisogno di dare loro una nuova direzione, una svolta che renda ogni ritratto più autentico e vivo almeno per me…vi racconto la parte noiosa della situazione…

Fare l’artista su commissione , oggi, significa anche questo, accettare che il tuo lavoro venga vissuto come un menù.

Un menù infinito, come quello di certi ristoranti dove ci sono mille piatti elencati… eppure il cliente finisce sempre per chiedere “qualcos’altro”, qualcosa che non c’è scritto, è frustrante.

Così funziona anche con i ritratti: elenchi di misure, tecniche, tempistiche. Scrivi le informazioni con chiarezza, rispondi alle domande prima ancora che vengano poste. Ma poi ti accorgi che non basta. Perché i più non leggono, e se leggono, comunque ti chiedono di nuovo la stessa cosa. Devi spiegare e rispiegare, pazientemente, quasi come se fosse un rituale inevitabile.

E dentro questo rumore, io ho sentito il bisogno di semplificare. Certo fortunatamente ho anche i clienti ideali quelli che mi dicono “fai tu” ma parliamo di quelli che non capiscono una cippa lippa di colori, di posizioni ideali per ritrarre, e tra 10 foto perfette scelgono quella sfocatissima dove gli occhi sembrano due sassi neri e il pelo per qualche ragione inspiegabile vira al colore degli unicorni. E tu con la pazienza di Giobbe cerchi di dirigerli verso la foto migliore perché sai che accontentandoli ne andrebbe della tua reputazione.

Io, che amo i cambiamenti e mi annoio facilmente, ho scelto una via diversa per il 2026 un solo formato, 20×20 cm. Un solo soggetto: il Ritratto animale 

Perché 20×20 cm? Perché è la misura giusta, intima e decisa. Non dispersiva, non fragile. È uno spazio che basta a contenere l’essenziale: uno sguardo, un’anima, una presenza. Non serve altro.

Il mondo dell’arte personalizzata rischia spesso di diventare un catalogo infinito…scegli la misura, scegli la cornice, scegli lo sfondo, aggiungi questo, togli quello. Come se l’emozione fosse un “extra” da aggiungere al carrello. Io non voglio questo. Io voglio offrire un’esperienza chiara, pura, senza confusione così come era nata.

So che per molti è difficile da accettare. Perché siamo abituati ad avere sempre alternative, a pretendere “un po’ di più” pagando “un po’ di meno”. Ma il Ritratto non è una pizza gourmet da comporre a piacimento.

Ecco perché questa scelta è anche un manifesto:

Un solo formato: 20×20 cm, equilibrato e perfetto.

Un solo soggetto: il Ritratto, lo sguardo e l’anima.

Un solo intento: dare emozione, senza fronzoli, senza compromessi.

Perché l’arte, quando è vera, non deve distrarre con mille opzioni. Deve toccare, arrivare, restare.

Così, tra le richieste infinite e le domande ripetute, io scelgo la semplicità.

Scelgo un piccolo quadrato.

E in quei 20×20 cm c’è tutto ciò che conta davvero.

Grazie per aver accolto questo mio sfogo, perché alla fine è questo uno sfogo.

I racconti dell’Hedera✒️🖌️

C’è chi racconta storie, e chi diventa una storia.
Hedera è il mio alter ego, una voce che nasce da me e cresce come un rampicante, cercando luce e appoggio. Come l’edera, non si accontenta di restare al suolo, abbraccia muri, avvolge sogni, si insinua in crepe di ricordi e li trasforma in sentieri segreti.

*I Racconti dell’Hedera sono questo
piccoli mondi sospesi, frammenti tra realtà e fantasia. Sono storie che accompagnano i miei acquerelli.

Le sue parole sono radici che affondano in esperienze personali, ma anche foglie nuove che si aprono verso luoghi che forse non sono mai esistiti  o forse sì.

Scrivere come Hedera significa per me liberarmi da ciò che è “me” e allo stesso tempo ritrovarmi più intera. È dare voce a quella parte che ama le ombre delicate al tramonto, che sente un legame con le leggende dimenticate, che accarezza il passato senza nostalgia e il futuro senza fretta.
È un modo per lasciare che l’arte e la parola si fondano in un linguaggio che non ha paura di essere poetico.

Puoi leggere i racconti dell’Hedera seguendomi su Substack

Ecco il link

https://substack.com/@umbertaruffini

*Ho scelto il nome Hedera perché è la mia pianta preferita.
È sempre verde, anche quando il resto si spoglia.
È tenace, aggrappata alla vita con radici sottili ma ostinate.
Abbraccia i ruderi e li veste di bellezza, ricoprendo crepe, ferite e muri dimenticati.
Trasforma il brutto in qualcosa che ha poesia.

Hedera non ha bisogno di chiedere il permesso per crescere, trova la sua strada sempre tra pietra e ombra, si allunga verso la luce, resiste al vento e all’inverno.
Per me è un simbolo di forza silenziosa, di bellezza che non si arrende, di capacità di vedere possibilità là dove altri vedono soltanto rovine.

Questo nome significa ricordarmi ogni giorno di fare lo stesso…
resistere, trasformare, abbellire, crescere

Parlo di contorni…🖋️✒️

C’è un momento, nei miei acquerelli, in cui parla il tratto.

Da sempre, dopo l’acqua, amo tornare alla linea. Un gesto netto, deciso, che definisce ma senza  imprigionare. La scelta è sempre andata sulle Pigma Micron della Sakura, trattopen resistenti all’acqua, perfetti per contornare senza sbavature, per tracciare quei segni che tengono insieme la leggerezza del colore.

Ma ultimamente ho sentito il bisogno di qualcosa di più lento, più fisico, più antico.

Così ho acquistato un pennino, di quelli da intingere, con le punte intercambiabili… e un flaconcino  di inchiostro Winsor & Newton un color marrone torba.

Una tonalità profonda, terrosa, che sembra fatta apposta per raccontare cose dimenticate.

Contornare con il pennino non è solo un gesto tecnico. È un atto di meditazione. Chi mi segue sa come mi piace questo concetto.

Ogni tratteggio ti costringe a rallentare, ad ascoltare la carta, a respirare insieme al ritmo della mano.

Non puoi correre con un pennino. Ti costringe alla presenza, ti riporta a te, al qui e ora.

Il tratto non è più solo contorno. È tempo…disegnato.

E tu? Come definisci i tuoi margini? (Non mi riferisco solo artisticamente parlando) Se ti va scrivimelo nei commenti.

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Mi si è sbloccato un ricordo…

L’anima naif… dove tutto è cominciato, e dove tutto si è trasformato

C’è un tempo nella vita in cui l’arte non è tecnica, né mestiere, né ambizione. È solo una voce che ti chiama, e tu la segui, senza chiederti perché.

Per me, quella voce si chiamava pittura naif.

Da piccola mi appassionai profondamente a questo linguaggio così istintivo e autentico. Ricordo i puzzle della Ravensburger che costruivo con dedizione quasi religiosa tassello dopo tassello, prendevano forma dipinti naif, mondi pieni di colori piatti ma potenti, visioni semplici eppure rivelatrici. Ne avevo uno in particolare, un’opera di Henri Rousseau , il Doganiere, come lo chiamavano. Quella giungla surreale, i suoi animali immobili e intensi… mi stregavano. I miei mi comprarono anche dei quaderni.

Ma c’è un altro nome che, ancora più di Rousseau, ha lasciato un segno profondo nel mio sentire , Antonio Ligabue.

Ricordo ancora una serie tv dedicata a lui. Guardavo quei suoi animali selvaggi, gli occhi spalancati come ferite, il tratto rabbioso, istintivo, primordiale… e restavo senza fiato. Era un’arte che mi colpiva dritta nello stomaco.

Da adulta, quando riuscii finalmente a vedere una mostra con i suoi dipinti originali, provai la stessa identica sensazione: un pugno nello stomaco. E fu allora che iniziai anch’io a sperimentare quella pittura così viscerale.

La chiamano la pittura dei puri.

Una pittura che nasce dall’animo, non ha sovrastrutture, non cerca il consenso. È ciò che sei, messo a nudo su una tela.

E io amavo tutto ciò, profondamente. Mi sentivo parte di quel mondo.

Partecipai anche a diverse mostre. Ricordo con tenerezza e gratitudine la collettiva nella chiesa di Santa Marta, a Varenna, in occasione del Premio Internazionale Varenna Pierantonio Cavalli, dedicato proprio agli artisti naif. Un luogo incantato, dove le emozioni si amplificavano tra pietra e silenzio, lo ricordo con gratitudine perché ad invitarmi fu un grande di quel mondo il Maestro Giuliano Zoppi, scomparso qualche anno fa.

Ma, col tempo, qualcosa dentro di me cominciò a incrinarsi.

Sentivo che, pur volendo dipingere così, con quell’urgenza pura e spontanea, non ero più completamente “naif”. Avevo delle basi di disegno, le mie conoscenze tecniche aumentavano, una continua ricerca alcune volte porta a snaturarsi…

E allora cominciai a sentirmi in bilico. Come se stessi mentendo. A chi mi offriva l’opportunità di esporre, ma soprattutto a me stessa.

La pittura naif non si imita. O la vivi, o la tradisci.

Così, con rammarico ma anche con lucidità, pian piano l’ho lasciata.

Ma non se n’è mai andata del tutto.

Perché quell’anima, quella parte di me  è ancora viva.

Non si e spente . Si è solo trasforma.

Era 2015  il mio dipinto “Dolce sguardo di tigre”

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Da un po’ di tempo sentivo il bisogno di uno spazio nuovo. Non per abbandonare questo blog, che resta casa, ma per affiancargli qualcosa in più…Così ho deciso di provare Substack.

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🦋La farfalla dal volo veloce🦋

La farfalla dal volo veloce 

Ho aggiunto alla composizione  una Polyommatus icarus la farfalla dal volo veloce , chiamata anche Icaro.

Un frammento d’azzurro che sfida il cielo , una presenza lieve in natura , ma a cui ho voluto dare un “peso” nel dipinto… anche le anime più piccole , quando osservate con attenzione , raccontano storie incredibili.

Dipingo per ricordarmi che l’incanto si nasconde nei dettagli…Non solo quelli visibili , ma anche quelli che si percepiscono tra le pieghe del sentire.

A volte basta una farfalla per cambiare il respiro di un’opera…o di un giorno intero.

Mi trovate su Facebook e su Instagram cercate Umberta Ruffini

Parlo di…pennelli🖌️🖌️🖌️

Ti piacerebbe iniziare a dipingere? Ti lascio due dritte

C’è un momento, prima che il colore tocchi il foglio, in cui tutto si ferma. Hai davanti l’acqua, la carta, la tavolozza. Ma se il pennello non è quello giusto, anche il gesto più ispirato si sgonfia, cade, si perde.

Il pennello per l’acquarello non è un banale strumento da “comprare a caso”. È una bacchetta sottile, che tra le dita diventa prolungamento della tua intenzione. Quando è quello giusto, lo senti subito, asseconda il movimento, trattiene la giusta quantità d’acqua, si stringe in punta quando serve definizione e si apre come un ventaglio nei lavaggi ampi. Quando non lo è, ti ostacola. Ti rallenta. Ti tradisce.

Non serve averne tanti. Ne bastano pochi, ma scelti con cuore e criterio. Pennelli che durano, che rispondono bene ai tuoi tocchi più lievi o decisi, che non si spampanano dopo tre stese d’acqua. La qualità non è un vezzo da professionisti snob, è rispetto per il tuo tempo, per il tuo lavoro, per la bellezza che vuoi creare.

E quando parlo di qualità, non parlo solo di prezzo o marchio famoso. Parlo della coerenza tra quello che vuoi ottenere e quello che il pennello sa darti. C’è chi ama le punte rigide e scattanti, chi le setole morbide. C’è chi si trova meglio con i sintetici, etici, pratici, sorprendentemente validi (I miei preferiti) e chi non riesce a staccarsi dalla delicatezza dei pennelli naturali.

Il punto è: conosci il tuo pennello. Provalo. Ascoltalo. Scopri cosa fa bene e cosa no. E poi scegli: uno per i dettagli, uno per stendere cieli, uno che fa un po’ tutto  ma che lo fa bene.

Non ti serve altro. Il resto è spreco, rumore, confusione da cassetto, ci sono passata. 

E… non è sempre questione di spendere cifre astronomiche. Fortunatamente, esistono anche pennelli con un ottimo rapporto qualità-prezzo, che non svuotano il portafoglio ma fanno il loro dovere  e lo fanno pure bene. Sono piccole sorprese, spesso firmate da marchi meno noti o da linee “studenti” ben progettate. Certo, i grandi marchi garantiscono eccellenza e affidabilità, e se un giorno vuoi concederti quel “pennello da sogno”, fallo pure. Ma non è obbligatorio né per iniziare, né per crescere.

L’unica vera regola è provare. Toccare, testare, sentire come reagisce sulla carta, come trattiene il colore, come si comporta sotto la pressione del gesto. Ci sono pennelli che costano poco ma sembrano nati per la tua mano. E altri, costosissimi, che non ti danno quel feeling.

Personalmente di pennelli ne ho provati tanti costosi e meno costosi. In questo momento per l’acquerello sto utilizzando dei pennelli bombasino, hanno la particolarità di avere un buon serbatoio che serve per trattenere acqua, e una buona punta, sono sintetici, misura 2,5,8. Personalmente utilizzo il due e il cinque, il numero 8 è praticamente nuovo. 

Metto il link qui li puoi trovare senza vendere un rene  https://amzn.to/46104Z7

🦋Estate in pausa…quando i pennelli riposano🦋

C’è un momento, ogni anno, in cui i colori sembrano addormentarsi.

Succede spesso d’estate. I pennelli restano fermi, l’acqua nei barattoli evapora piano, e le mani sono impegnate in altri lavori. 

Non è tristezza. Non è mancanza. È una specie di respiro lungo.

In questi giorni non sto dipingendo molto. Non sto acquarellando, e la gouache se ne sta tranquilla nei suoi tubetti. Il caldo rallenta tutto,  anche il desiderio di mettersi lì, concentrati, dentro un gesto.

E non è che manchino le ispirazioni. Ce ne sono, sparse, leggere, come semi trasportati dal vento. Solo… non attecchiscono subito. E va bene così.

In realtà, qualcosa si muove lo stesso. Sto sistemando alcuni acquerelli che andranno alla mostra Milzano in Fiore (che già solo a dirlo, profuma di bellezza e quiete ottobrina ), attendo le cornici giuste, come si aspetta il tocco finale su un abito cucito a mano.

Anche questo è parte del processo. Un quadro che aspetta di essere appeso ha dentro tutta la sua storia, anche se il pennello l’ho posato da un po’.

La verità è che ogni artista ha le sue stagioni interiori.

L’estate, per me, è spesso una stagione più silenziosa.

Le mani si fermano, ma gli occhi continuano a guardare.

Il cuore si riposa, ma l’anima… accumula.

E poi, diciamolo, l’estate è piena di luce, di voci… 

E nel mio caso, piena soprattutto di animali e tante cose da fare, pali da cambiare, reti da controllare, tettoie da sistemare  prima che arrivi la brutta stagione… orto e piante da abbeverare, per fortuna che ho un marito con le stessa passione per gli animali ahahah

Chi ha animali lo sa l’estate non diventa per tutti sinonimo di vacanze

Forse è anche per questo che l’arte si mette in disparte: perché la vita, quella viva, prende tutta la scena.

E l’inverno, invece, ha qualcosa di più raccolto. È più accogliente per l’arte, più silenzioso, io lo amo.

È come se dicesse: “Vieni, siediti. Dipingi.”

E allora mi concedo questa pausa, senza colpa, senza fretta.

Perché so che tornerà  quella voglia di “sporcare” la carta, di mescolare pigmenti, di ascoltare il rumore morbido dell’acqua sul pennello.

Nel frattempo, ti racconto anche questo.

Perché creare non è solo produrre, è anche attendere…respirare…vivere.

E forse, proprio in questi momenti in cui sembra non accadere nulla, si sta preparando qualcosa di nuovo.

Conor e Lita
Lita
Gli innominati
Camelia
Il mio mondo fiorito
La Remina
La Conor farm
Le mie rose
Io e Lita
Gedeone
Linda
Frida
Ligabue

🦋 Parlo di cornici 🦋

C’è stato un tempo in cui non avevo mai pensato di incorniciare i miei acquerelli per la vendita. 

Li osservavo nascere sul foglio, vivi e vibranti, e mi bastava così. Erano opere nude, sincere, libere.

Ma col tempo qualcosa è cambiato.

Non dentro i miei colori, ma nel mio sguardo.

Mi sono accorta che un dipinto, anche il più semplice, cambia respiro quando lo accogli in una cornice. Diventa un messaggio, un regalo, un piccolo mondo che si offre completo a chi lo osserva.

La cornice non è solo contorno… è un gesto di cura.

È dire al mio lavoro “sei finito, sei pronto, vai nel mondo”.

All’inizio mi sembrava quasi di tradirli, i miei acquerelli.

Temevo di metterli in gabbia, di bloccare quel senso di libertà che amo, e che volevo avesse chi compra un mio lavoro, scegliere la cornice più adatta alla propria casa. 

Ma poi ho capito che li stavo onorando. Una bella cornice non ruba spazio…lo definisce. Non impone… accompagna.

Così, oggi, quando decido di offrire un mio dipinto, spesso lo propongo già incorniciato.

Perché chi lo riceve possa sentirne il peso giusto, la presenza intera.

Perché sia pronto a diventare parte di una casa, di un angolo del cuore.

Ho cominciato a guardarle ovunque: nei mercatini dell’usato, nei negozi d’antiquariato, persino online in siti dove si respirano atmosfere d’altri tempi. Lo stile che mi incanta più di tutti? Il Liberty, e le cornici in ottone con il vetro bombato che andavano tanto negli anni 50/60 con ispirazione al periodo vittoriano. Quelle linee sinuose, eleganti, floreali… sono come un abbraccio gentile attorno a un’opera d’arte.

Ogni tanto trovo una cornice vintage che sembra fatta apposta per un mio acquerello, e quando succede è una piccola magia. Ma non sempre si può aspettare il mercatino giusto o trovare il pezzo raro. Così, per esigenze pratiche e anche per offrire una soluzione accessibile a chi ama i miei lavori  cerco anche su siti web.

Ho trovato alcune cornici semplici ma eleganti, con un buon rapporto qualità prezzo, che si adattano bene al mio stile e alla delicatezza dei miei acquerelli.

Sono una via di mezzo tra estetica e funzionalità. Un compromesso, sì, ma scelto con cura.

Se ti va di dare uno sguardo alle cornici che ho usato negli ultimi lavori, qui trovi il link https://amzn.to/4lhdJji

🖇️ Una piccola precisazione sui link che trovi nei miei articoli

Il link che condivido è solo ed esclusivamente relativo a  prodotti che ho acquistato personalmente, che uso nei miei lavori e che mi piacciono davvero.

Non è una sponsorizzazione, ma è un affiliazione 

Nessuno mi ha chiesto di parlarne. 

Preferisco restare  fedele e libera nel scegliere quello che amo, piuttosto che promuovere qualcosa solo per convenienza.

Quindi se clicchi e scegli di acquistarlo, lo fai sapendo che è una scelta che nasce dall’esperienza vera.

E magari può essere utile anche a te, come lo è stato per me.

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Cornici originali Liberty
Cornici originali anni 50/60

Un nuovo amore: la gouache

Quest’anno, tra un petalo d’acquerello e un manto animale a pastello, ho fatto un incontro che mi ha accesa dentro: la gouache.
Un nome che avevo sentito sussurrare tra le pagine di libri d’arte, ma che non avevo mai davvero invitato nel mio studio…finché, in un giorno qualunque, ho deciso di provarla. Ho già parlato di questi colori in modo più tecnico puoi trovare qui l’articolo 🌸Nuove creazioni in arrivo🌸

Ma ora permettetemi un po’ di poesia nel raccontarla.

L’ho stesa timidamente sulla carta per acquerello, e subito ho sentito una vibrazione diversa. Il colore è opaco ma vivo, vellutato ma deciso, come un sussurro che sa imporsi. Nessuna trasparenza eterea come nell’acquerello, ma una profondità morbida, quasi da sogno.

E poi, l’esperimento: ho osato la tela.
Da pittrice abituata alla sontuosità dell’olio, mi aspettavo di rimanere un po’ delusa… invece mi sono ritrovata a bocca aperta. La gouache, su tela, ha preso il suo spazio con una voce sorprendentemente forte. Coprente, densa ma elegante, quasi teatrale.
È stato come scoprire una nuova lingua per esprimere la stessa anima.

Dipingo da tempo, ma certe scoperte , come certi amori arrivano quando meno te l’aspetti. E quando accadono, ti aprono porte che non sapevi di voler varcare.

Sto usando una selezione di colori che mi stanno dando grandi soddisfazioni, sia per resa che per luminosità. Inserirò il link diretto ai colori che sto utilizzando, così potrete provarli anche voi, se volete lasciarvi tentare da questa magia opaca e cremosa.

Intanto continuo a sperimentare, a lasciarmi guidare da questa nuova voce, un po’ ribelle, un po’ misteriosa.
Perché l’arte è anche questo: lasciarsi stupire, ogni volta, come fosse la prima.

I primi colori che ho deciso di provare, un po’ d’impulso, lo ammetto, sono stati quelli della Mont Marte. Li ho scelti quasi alla cieca, tra pareri discordanti e recensioni contrastanti… Ma sapete com’è: a volte è il cuore a guidare la mano, e stavolta ha fatto centro. Vi lascio il Link, li potete trovare su Amazon https://amzn.to/403jmJs

Work in progress…