“Aquila e gli Iris” Acquerello cm 30×40 su carta Hahnemühle 450 g/m
“Aquila e gli Iris” forze apparentemente opposte, cielo e terra, il fisico e lo spirituale, un viaggio interiore dove lo spirito guerriero dell’aquila trova equilibrio e pace nella delicatezza dell’iris.
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In questi giorni ho dipinto un fiore molto particolare, che non conoscevo, il fiore della yucca, chiamata anche tronchetto della felicità, vi dico la verità non pensavo nemmeno fiorisse, e non è mai stata una pianta di grande attrazione per me. In cerca di idee decisi di chiedere su fb il fiore preferito, un amico mi disse “il fiore di yucca” incuriosita cercai delle immagini ed è così che nasce questo acquerello.
“Fiore di yucca” , Acquerello cm 30×40, su carta Hahnemühle Turner 300gr
Curiosità sulla pianta
La Yucca veniva definita dai nativi americani l’albero della vita.
utilizzavano le foglie dure per la produzione di corde, tessuti e altri manufatti
Le radici venivano utilizzate come alimento e per la produzione del sapone.
I fiori possono essere a campana o a stella nei colori bianco, crema, giallo o verde chiaro. solitamente sono profumati e producono nettare, attirando così insetti impollinatori, farfalle e falene
Amo il fiore del loto non solo per la sua straordinaria bellezza, ma anche per il suo profondo significato
Il loto è molto più di una meraviglia della natura; è un simbolo profondo particolarmente caro alla cultura buddista. Questo splendido fiore, che sorge immacolato dalle acque fangose, rappresenta la purezza del cuore e della mente, la rinascita e il percorso spirituale verso l’illuminazione.
Nella tradizione buddista, il loto è spesso associato a figure divine, come il Buddha e i Bodhisattva, e simboleggia l’emergere della bellezza e della purezza dall’oscurità e dalle difficoltà della vita quotidiana. Ogni colore del loto ha un suo significato specifico:
Loto Bianco: purezza e perfezione spirituale.
Loto Rosa: il fiore supremo, che rappresenta il Buddha stesso.
Loto Rosso: amore e compassione.
Loto Blu: saggezza e conoscenza.
Guardare un fiore di loto ci ricorda che, anche nei momenti più difficili, possiamo trovare la forza di emergere più puri e più forti. È un invito a coltivare la nostra interiorità e a cercare la bellezza dentro di noi, nonostante le sfide e le avversità.
“Il loto rosa” Acquerello cm 30×40 su carta Hahnemühle Turner
Oggi voglio condividere con voi il mio ultimo disegno: una splendida Gazania. Questo fiore non è solo un piacere per gli occhi, ma ha delle caratteristiche affascinanti.
Le Gazanie, originarie del Sudafrica, sono conosciute per i loro vivaci e intensi colori che vanno dal giallo, arancione, rosso, rosa, fino al bianco.
Vengono chiamate “fiori del tesoro” per la loro straordinaria bellezza. Sono piante che amano il sole e i loro fiori si aprono solo alla luce del giorno, chiudendosi durante la notte o nei giorni nuvoloso, questa caratteristica si chiama fototropismo.
Nel linguaggio dei fiori e delle piante la gazania simboleggia la ricchezza, tale significato è dovuto ai suoi colori così decisi e ricchi.
La Gazania tollera benissimo la salsedine e questa qualità la rende perfetta per tutti i giardini al mare.
Spero che il mio disegno vi piaccia e vi ispiri a scoprire di più su questo meraviglioso fiore.
Acquerello e ink cm 20×20 su carta di cotone 100 %
Dipingere questo fiore mi è piaciuto particolarmente, il motivo non lo so, è una cosa che non riguarda il risultato finale, se mi riesce più o meno bene ha poca importanza in tal senso, parlo di una sensazione piacevole nell’atto del dipingere…
Narciso era un giovane bello e affascinante. Un giorno, specchiandosi in un lago si innamorò di se stesso, Incapace di separarsi dal suo riflesso, morì di fame e sete, trasformandosi così in un fiore , il Narciso ,che porta il suo nome. Così racconta il mito greco , una storia di vanità, e se il bel narciso ricercasse se stesso e la sua bellezza interiore? Mi piace credere sia così.
In effetti il Narciso rappresenta anche l’autoriflessione e la necessità di guardarsi dentro per trovare la verità e la saggezza.
Simbolo dell’aldilà per gli antichi romani, avevano l’usanza di piantare narcisi sulle tombe dei propri cari defunti.
Il suo nome deriva dal greco ναρκάω, narkào, «stordisco», e fa riferimento all’odore penetrante ed inebriante dei fiori di alcune specie
La giunchiglia fa parte del genere dei Narcisi. Teniamo a mente però che tutte le giunchiglie sono narcisi ma non tutti i narcisi sono giunchiglie. A volte il termine “giunchiglia” viene utilizzato comunemente per definire il narciso.
L’acquerello rappresenta una Pomelia… alcune curiosità
La pomelia è originaria delle regioni tropicali dell’America Centrale, del Sud America, presenta una vasta gamma di colori, dal bianco al rosa vivace e al giallo brillante. Nel linguaggio dei fiori rappresenta l’amore, la bellezza e l’immortalità.
Il nome italiano della pianta è plumeria, derivato da quello del botanico Charles Plumier (1646-1706), studioso della flora tropicale del Nuovo Mondo per conto del re di Francia.
La denominazione frangipani, dal nome del conte Muzio Frangipane, inventore di un profumo di moda in Francia al tempo di Caterina de’ Medici.
La città di Palermo con questo fiore ha un rapporto stretto, la chiamano Pomelia, donata da madre in figlia il giorno delle nozze, in segno di buon auspicio di fertilità.
Se conosci altre curiosità scrivilo nei commenti 🤗
Il “non ti scordar di me”, noto anche come Myosotis (Myosotis sylvatica) è una pianta ricca di curiosità interessanti:
(Da non confondere con la veronica o occhio della Madonna)
Il nome “myosotis” deriva dal greco e significa “orecchio di topo”, in riferimento alla forma delle foglie.
La pianta è un simbolo di amore e ricordo eterno. È spesso associata al ricordo di persone care e a promesse di non dimenticare qualcuno.
Una leggenda tedesca racconta di un cavaliere e la sua dama che passeggiavano lungo un fiume. Il cavaliere raccolse un fiore, ma cadde nel fiume e, mentre veniva trascinato via, lanciò il fiore alla sua amata gridando “Non ti scordar di me!”.
In epoca vittoriana, i “non ti scordar di me” erano spesso usati negli ornamenti floreali e nei giardini come simbolo di amore sincero e di ricordo.
“Fiori di Ginestra” cm 20×20 su carta 100%cotone, acquerelli Art Philosophy e ink
Ecco alcune curiosità sul fiore di ginestra:
La ginestra appartiene al genere Genista e Spartium. Il nome più comune è Spartium junceum, conosciuto anche come ginestra odorosa.
Nell’antichità, la ginestra veniva utilizzata per la produzione di corde e tessuti. Il suo legno flessibile era ideale per intrecciare e creare materiali resistenti.
In letteratura e poesia, la ginestra è spesso simbolo di resilienza e speranza, crescendo in condizioni difficili e aride. È stata celebrata da poeti come Giacomo Leopardi nella sua opera “La Ginestra”, Gabriele D’annunzio, “La pioggia nel pineto” anche Dante Alighieri menzionò la ginestra nella “Divina Commedia”. Nel “Purgatorio”, la pianta è simbolo di umiltà e sottomissione.
È una pianta molto resistente che si adatta facilmente a condizioni di siccità e terreni poveri. Questo la rende una specie importante per la prevenzione dell’erosione del suolo.
La ginestra fornisce rifugio e cibo per vari insetti, uccelli e piccoli mammiferi, contribuendo così alla biodiversità dell’ecosistema in cui cresce.
Fluorescenza: I fiori di ginestra possono mostrare proprietà fluorescenti sotto la luce ultravioletta, emettendo una luminosità sorprendente e inaspettata.
In alcune tradizioni popolari, si credeva che la ginestra avesse poteri magici e veniva utilizzata nei riti di purificazione e per allontanare gli spiriti maligni. Veniva anche appesa alle porte delle case come talismano protettivo.
Il papavero è il fiore dai tanti significati simbolici. Simbolo di pace, di morte, di sonno profondo,di successo, bellezza, passione, devozione… è un fiore affascinante che non lascia indifferenti , pensiamo alla sensazione di quando vediamo un campo che si tinge di rosso …
“Papavero” Acquerello e ink cm 20×20 su carta 100% cotone
I papaveri rossi, in particolare, sono ampiamente riconosciuti come simbolo di memoria per i soldati caduti, soprattutto quelli della Prima Guerra Mondiale. Questo simbolismo ha una storia interessante e toccante…
L’uso del papavero rosso come simbolo di memoria deriva dalla poesia “In Flanders Fields”, scritta dal tenente colonnello canadese John McCrae nel 1915. La poesia descrive i papaveri che crescono tra le tombe dei soldati nel campo di battaglia delle Fiandre, in Belgio.
La visione di McCrae ispirò Moina Michael, una professoressa americana, a indossare un papavero rosso in memoria dei soldati caduti. Nel 1918, Michael iniziò una campagna per far adottare il papavero come simbolo di ricordo. Il suo lavoro portò alla diffusione del papavero come simbolo in vari paesi del Commonwealth.
Nel Regno Unito, la Royal British Legion organizza ogni anno il “Poppy Appeal”, una raccolta fondi attraverso la vendita di papaveri artificiali. I proventi vanno a sostegno dei veterani e delle loro famiglie. Il Remembrance Day, celebrato l’11 novembre, vede molte persone indossare papaveri rossi in onore dei caduti.
Anche se il papavero rosso è il simbolo più conosciuto, ci sono altre varianti utilizzate per scopi specifici. Ad esempio, il papavero bianco è usato da coloro che vogliono commemorare tutte le vittime delle guerre, compresi i civili, e promuovere la pace.
Oltre al significato specifico legato alle guerre mondiali nel Commonwealth, i papaveri sono anche utilizzati in altre culture per commemorare i morti o come simbolo di speranza e rinascita.
Il papavero rosso come simbolo di memoria è quindi un potente emblema che racchiude in sé sia il ricordo del sacrificio umano che la speranza per un futuro di pace.
Questa mattina ho terminato l’acquerello e come promesso vi lascio qualche curiosità (cercate sul web) di questo uccello così particolare.
È originario dell’Africa subsahariana. In Egitto, paese in cui adesso è praticamente estinto, era venerato come simbolo del dio Thot.
Si è naturalizzato anche in Italia lo possiamo trovare lungo i fiumi…dalle mie parti sono numerosi.
È solitamente un tipo silenzioso, ma quando emette dei suoni sono veramente striduli.
In natura ha pochi predatori, soprattutto nelle nostre zone e ama stare in compagnia di altri Ibis.
I primi ibis sacri africani portati in Europa furono una coppia importata dall’Egitto in Francia a metà del 1700. Durante l’Ottocento vi furono i primi avvistamenti di esemplari fuggiti dagli zoo in Europa (in Austria ed Italia).
Le popolazioni selvatiche in Italia potrebbero essere state introdotte dallo zoo Le Cornelle che, all’inizio degli anni ’80, possedeva una colonia libera…ma guarda un po’ ho sempre pensato che fossero migrati direttamente dall’Africa.
Spero vi siano piaciute queste piccole curiosità! Al prossimo acquerello.
“L’ Ibis” Acquerello e ink cm 30×40 su carta Hahnemühle Turner 300gr, acquerelli utilizzati Gansai Tambi kuretake, ink Sakura pigma micron