Mi si è sbloccato un ricordo…

L’anima naif… dove tutto è cominciato, e dove tutto si è trasformato

C’è un tempo nella vita in cui l’arte non è tecnica, né mestiere, né ambizione. È solo una voce che ti chiama, e tu la segui, senza chiederti perché.

Per me, quella voce si chiamava pittura naif.

Da piccola mi appassionai profondamente a questo linguaggio così istintivo e autentico. Ricordo i puzzle della Ravensburger che costruivo con dedizione quasi religiosa tassello dopo tassello, prendevano forma dipinti naif, mondi pieni di colori piatti ma potenti, visioni semplici eppure rivelatrici. Ne avevo uno in particolare, un’opera di Henri Rousseau , il Doganiere, come lo chiamavano. Quella giungla surreale, i suoi animali immobili e intensi… mi stregavano. I miei mi comprarono anche dei quaderni.

Ma c’è un altro nome che, ancora più di Rousseau, ha lasciato un segno profondo nel mio sentire , Antonio Ligabue.

Ricordo ancora una serie tv dedicata a lui. Guardavo quei suoi animali selvaggi, gli occhi spalancati come ferite, il tratto rabbioso, istintivo, primordiale… e restavo senza fiato. Era un’arte che mi colpiva dritta nello stomaco.

Da adulta, quando riuscii finalmente a vedere una mostra con i suoi dipinti originali, provai la stessa identica sensazione: un pugno nello stomaco. E fu allora che iniziai anch’io a sperimentare quella pittura così viscerale.

La chiamano la pittura dei puri.

Una pittura che nasce dall’animo, non ha sovrastrutture, non cerca il consenso. È ciò che sei, messo a nudo su una tela.

E io amavo tutto ciò, profondamente. Mi sentivo parte di quel mondo.

Partecipai anche a diverse mostre. Ricordo con tenerezza e gratitudine la collettiva nella chiesa di Santa Marta, a Varenna, in occasione del Premio Internazionale Varenna Pierantonio Cavalli, dedicato proprio agli artisti naif. Un luogo incantato, dove le emozioni si amplificavano tra pietra e silenzio, lo ricordo con gratitudine perché ad invitarmi fu un grande di quel mondo il Maestro Giuliano Zoppi, scomparso qualche anno fa.

Ma, col tempo, qualcosa dentro di me cominciò a incrinarsi.

Sentivo che, pur volendo dipingere così, con quell’urgenza pura e spontanea, non ero più completamente “naif”. Avevo delle basi di disegno, le mie conoscenze tecniche aumentavano, una continua ricerca alcune volte porta a snaturarsi…

E allora cominciai a sentirmi in bilico. Come se stessi mentendo. A chi mi offriva l’opportunità di esporre, ma soprattutto a me stessa.

La pittura naif non si imita. O la vivi, o la tradisci.

Così, con rammarico ma anche con lucidità, pian piano l’ho lasciata.

Ma non se n’è mai andata del tutto.

Perché quell’anima, quella parte di me  è ancora viva.

Non si e spente . Si è solo trasforma.

Era 2015  il mio dipinto “Dolce sguardo di tigre”

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Sul tubetto…

Riflessione sul tubetto del colore…oggi entriamo nel nostro studio scegliamo i colori e li spremiamo sulla tavolozza o nella confezione del Philadelphia (mai buttare niente!)… Prima del 1841 non era esattamente così semplice, si macinava finemente la materia prima, l’unione con gli oli, la conservazione…personalmente trovo tutto molto romantico, mi da questa sensazione di lentezza, di calma, di cosa ragionata. Poi arriva un certo John Goffe Rand un artista americano non troppo conosciuto e rivoluziona il mondo della pittura con l’invenzione del tubetto a compressione. Il tubetto è comodo te lo puoi portare ovunque, nasce la pittura “En plein air” (letteralmente all’aria aperta)…

“Realizzato in latta con tappo a vite, il tubo era trasportabile, sicuro, richiudibile e leggero e, soprattutto, le vernici all’interno restano in condizioni stabili e lavorabili per un periodo di tempo indefinito. “(John Goffe Archives)


“Le vernici in tubi, essendo facili da trasportare, ci hanno permesso di lavorare dalla natura, e solo dalla natura. Senza colori in tubi non ci sarebbero Cézanne, Monet, Pissaro e Impressionismo.”
(Jean Renoir, Renoir: Mio padre Mercury House, 1988)

John Goffe Rand, autoritratto 1836

“Bonnie” olio su tela 40×40

Finitaaaa!!! Mi è piaciuto ritrarre questa cucciolotta dolcissima. Ora devo attendere che si asciughi completamente prima di spedirla. La committente è stata entusiasta, sono veramente contenta e carica per il prossimo lavoro.

Per info sui costi dei miei lavori cliccate sul Link

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Mi trovate su fb

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E su Instagram @umberta.fine.art

“Bonnie” olio su tela cm 40×40

“Bonnie” Work in progress olio su tela

Prosegue il lavoro su questa bellissima cucciolotta, è un lavoro olio su tela cm 40×40

Per i miei dipinti ad olio utilizzo la tecnica grasso su magro.
In pratica lavoro in più sezioni, aspettando che il colore si asciughi tra una e l’altra.

La consistenza del colore che andrò a posare dovrà essere sempre più grassa della precedente, quindi aggiungerò nei vari step sempre più sostanza oleosa ai colori.

Cosa succede se non viene rispettata questa regola? Il dipinto si crepa.

Vi è mai capitato di vedere alcuni vecchi dipinti ? Anche di artisti famosi…sicuramente si, con crepe sulla superficie… non si formano perché sono vecchi o antichi ma bensì qualcosa è andato storto nei vari step di stesura del colore.

Lavorare in step è molto interessante perché permette di dedicarsi di volta in volta a diverse e specifiche fasi con molta attenzione.
Ogni artista qui ha il suo modo di procedere, per esempio io parto sempre con una campitura, cioè stendo un solo colore su tutto il dipinto, in seguito fermo  i chiari scuri e poi inizio con il colore dello sfondo, poi sul soggetto e per ultimi step mi dedico ai particolari che possono essere infiniti.

Per ritratti trovi tutte le info e il link dei prezzi su questa pagina

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Tra una commissione e l’altra…

… Porto avanti l’olio che avevo lasciato in sospeso durante questa estate torrida… Non ancora finita

Carico un brevissimo video…quello che vedete non è un filtro, non sono glitter e tantomeno il cavallo sta sudando (ahahah) è il colore ad olio fresco. Sto lavorando sui particolari perciò dovrò aspettare che si asciughi molto bene prima delle prossime pennellate per non creare pasticci. In settimana inizierò nuove commissioni, non potrò mettere troppi work in progress, trattandosi di regali non devo rovinare la sorpresa.

Dovrò aspettare dopo la consegna prima di pubblicarli sui vari social.

È molto bello che si pensi ad un ritratto come regalo di natale, è sicuramente un dono pensato, per un amante degli animali è un dono veramente sempre apprezzato.

Se siete interessati ad un ritratto del vostro o altrui animale cliccate sul Link https://umbertaruffiniblog.wordpress.com/about/

Aria fresca…

Mattinata adatta per darsi ai pennelli, dopo queste giornate torride, il temporale di ieri ha finalmente rinfrescato l’aria.

Riordino le idee bevendomi un caffè, fisso la tela… Buona e fresca (spero) giornata a tutti.

Quando non si dipinge…

In questo periodo non sto postando molti progressi, il caldo nel mio studio non mi aiuta, diciamo che l’estate in generale non mi porta mai a progredire artisticamente, ma quando non si dipinge si possono coltivare le pubbliche relazioni con chi ci segue, farsi conoscere è sempre positivo , è un aspetto da non sottovalutare, far conoscere il nostro mondo, in questo periodo sto postando delle brevi ma utili informazioni e nelle storie del mio profilo artistico cerco di dirigere chi mi segue al mio profilo personale. C’è chi dice che non è un bene mischiare i due profili, io la penso esattamente al contrario, credo che creare fiducia e empatia serva a me ma anche a chi decide di commissionarmi il ritratto del proprio animale.

Questione di social…

Sembra assurdo ma alcune volte si da per scontato che gli altri abbiano capito di cosa ci occupiamo, soprattutto quando ci si mette su una nuova piattaforma tutto è più difficile. Il mio bacino di clienti arriva soprattutto da fb, ora che sono anche su Instagram tutto sembra veramente più difficile, devo ricominciare tutto da capo, la gente deve conoscere chi sono, cosa faccio, avere fiducia, ma il meccanismo è completamente diverso, le immagini più del racconto la fanno da padrone, e il racconto deve arrivare immediato. Però devo ammettere che mi sto “intrippando” bene ce la posso fare 😁

Quando il caldo non aiuta l’artista 😅😂

Ed eccomi qui, sto proseguendo con questo dipinto a olio. L’ olio richiede tempo, soprattutto se si vuole particolareggiare molto, ogni passata richiede che la mano precedente si asciughi, perciò per almeno due giorni bisogna dimenticarselo (dipende sempre dalla grandezza) il caldo oltretutto non aiuta sia per l’asciugatura, sia perché esalta parecchio l’odore dei colori e dell’acqua ragia che stordisce un po’ 😵🤪😂

Studio di particolare testa di cavallo… Si prosegue

Ho risistemato per l’ennesima volta la macchina fotografica, la posizione in cui l’avevo messa mi faceva venire il torcicollo, per me queste sono tutte cose stressanti, mi portano via tempo alle mie pennellate, ma in fin dei conti oggi l’attività artistica è 50%arte e 50%social o meglio marketing, alla fine se ti vuoi far conoscere e vendere devi curare molti aspetti.

Ma passiamo al lavoro, disegnare il soggetto in modo preciso è sicuramente molto importante, ma può capitare che in corso d’opera ci accorgiamo che ci sono piccole cose che non funzionano. Il pregio dei colori ad olio è la lenta asciugatura che si può sfruttare a nostro favore correggendo quello che non ci convince. Di contro c’è che se si esegue una pittura a strati bisogna aspettare anche giorni prima di rimettere il pennello sulla tela. Per non parlare del tempo di attesa per l’asciugatura finale, la vernice protettiva e… attendere ancora.

Non è finito!

Tutto torna a chi sa aspettare, ad eccezione di un libro dato in prestito.

(Kin Hubbard)