Ultima notizia un turista si siede su un istallazione artistica ricoperta di Swarovski e la rompe, lasciamo da parte per un attimo il gesto ovviamente stupido e privo di rispetto…parliamo di una sedia ricoperta di Swarovski. La notizia in questione ha suscitato parecchia ilarità.
Il mio pensiero in breve
Se metti una banana la mangeranno ,se metti una sedia si siederanno … se metti un Caravaggio lo ammireranno. Ogni cosa ha il suo destino ,una banana si mangia,una sedia si usa,
un Caravaggio… si contempla. Punto
L’ arte contemporanea, in certi suoi aspetti più mediatici o concettuali estremi, ha perso la forza dirompente che aveva quando le provocazioni erano davvero delle rotture.
La banana di Cattelan o le sedie di Ai Weiwei funzionano spesso più come meme culturali che come opere capaci di cambiare davvero lo sguardo. Sono strumenti di marketing artistico, spesso destinati a far parlare ma non sempre a far pensare.
Fontana che taglia una tela nel 1958, o Manzoni che inscatola la propria “merda” nel ’61, lo facevano in un contesto dove nessuno aveva osato tanto. Era scioccante, era rischioso, era provocatorio, costringeva a ripensare l’idea stessa di arte.
Oggi, invece, molte “provocazioni” sembrano autocompiacenti: non sfidano più l’autorità o l’istituzione, ne fanno parte. In molti casi sembrano prodotte apposta per generare scandalo virale, non riflessione.
Questo però non significa che tutta l’arte contemporanea sia vuota o “una presa per i fondelli”. Esistono ancora artisti , spesso lontani dai riflettori che creano opere radicali, toccanti, politiche, intime, sincere. Solo che fanno meno rumore. Il sistema premia la superficie e la spettacolarizzazione.
Ma quando la trasgressione diventa prevedibile, non è più trasgressione.
Turisti danneggiano un’opera a Palazzo Maffei per un selfie: rotta la celebre sedia Van Gogh (fatta di cristalli Swaroski)
