“Humus”

Titolo: Humus 

Gouache su tela

“Nulla si perde, tutto si trasforma”

 C’è una soglia silenziosa tra ciò che finisce e ciò che comincia, una zona d’ombra, fertile, dove le forme si disfano e il senso cambia pelle, lì nasce l’humus; la materia che ha smesso di essere ciò che era, ma non  smette di esistere.

Guardiamo ciò che cade, una foglia, un corpo, un’idea e lo chiamiamo fine. Ma la terra non conosce questa parola. Lei accoglie, disgrega, rimescola. Nulla si conserva intatto, e proprio per questo tutto continua, la perdita è solo una forma imperfetta del nostro sguardo.

In questo spazio di trasformazione, anche il tempo si comporta diversamente. Non scorre in linea retta…si piega, ritorna, sedimenta. Ciò che è stato si deposita, si scioglie, entra in circolo. Diventa nutrimento per qualcosa che ancora non ha un nome.

L’humus è un linguaggio lento un’ibridazione continua.

Noi siamo parte di questo processo. Le esperienze che crediamo perdute  relazioni finite, versioni di noi stessi abbandonate, fallimenti,  non scompaiono, cambiano stato. Si depositano in profondità, dove non possiamo più distinguerle, ma da cui continuiamo a emergere.

“Nulla si perde, tutto si trasforma” non è una frase consolatoria. È una legge silenziosa, indifferente ai nostri desideri di permanenza. Non promette di restituirci ciò che abbiamo amato nella stessa forma. 

Humus è una soglia oscura e feconda, perché ciò che crediamo di perdere, in realtà, sta già diventando altro.

“Humus” Gouache su tela ovale cm 30×40

Vanitas…nuovo dipinto su tela

Sono immersa in un dipinto a gouache su tela, ho raccolto l’ispirazione nel mio giardino spettinato. Si tratta di una Vanitas

Vanitas è un termine latino che significa “vanità”, ma nel senso più profondo di caducità, transitorietà, fragilità della vita umana.

Nel linguaggio artistico indica un genere, soprattutto pittorico, che fiorisce nel Seicento  in particolare nei Paesi Bassi e che ruota attorno a un concetto semplice e brutale:

Tutto passa. Anche tu.

Le Vanitas si sviluppano nel clima culturale del Barocco, fortemente influenzato dal pensiero religioso protestante e cattolico.

Il riferimento è biblico, dal libro dell’Ecclesiaste:

“Vanitas vanitatum et omnia vanitas”

“Vanità delle vanità, tutto è vanità”.

Qui “vanità” non significa narcisismo, è illusione di permanenza.

La Vanitas non è macabra, la possiamo definire una meditazione visiva sul tempo, in un certo senso è una pittura filosofica.

Work in progress

Ci sono

È da un po’ che questo spazio resta in silenzio. In realtà dietro questo silenzio c’è stato molto lavoro lento e concentrato. Sto terminando l’ultimo acquerello su commissione, quello dedicato ai fiori montani di cui avevo scritto qualche articolo fa. 

Concludere questo ultimo acquerello segna anche una soglia. Ho deciso di non prendere più commissioni. Dirlo così sembra semplice, ma non lo è affatto. Le commissioni sono una strada sicura danno una direzione già tracciata, rispondono a un’attesa esterna. Creare qualcosa di proprio invece è come esporsi a cielo aperto, senza garanzie, con l’unica bussola del sentire.

A questo si aggiunge un cambiamento più profondo, forse meno visibile ma decisivo, il mio processo artistico si è allungato, si è fatto più meditato. Non c’è  solo il tempo della pittura ma anche quello che la precede e quello che la accompagna. Prima di dipingere, ascolto di più. Lascio sedimentare immagini, emozioni, ricordi. E accanto al colore è entrata con naturalezza la scrittura.

Scrivere non è un commento all’opera, né una spiegazione. È parte del processo stesso. A volte le parole arrivano prima come un terreno da preparare; altre volte seguono per raccogliere ciò che il gesto ha lasciato in sospeso. Scrittura e acquerello si osservano, si influenzano, si concedono pause. Questo rende tutto più lento, ma anche più necessario. Non c’è più l’urgenza di “produrre”, c’è il desiderio di comprendere.

So bene che è più facile vendere ciò che nasce su richiesta che ciò che nasce da dentro. Ma l’arte, quella che resta, spesso arriva da un punto meno comodo e più vero. È un rischio ma è anche una forma di fedeltà a me stessa, al mio modo di guardare il mondo, me lo devo. 

Mi trovi anche su SUBSTACK

Dedicandomi al prossimo acquerello e al prossimo racconto

Mi trovi su substack con “I racconti dell’Hedera”

Su di me…

I Racconti dell’Hedera – opere che raccontano. Presto anche su questo blog.

Ogni mio acquerello è un piccolo universo: nasce dal colore, ma vive davvero solo quando incontra una storia.
Per questo ogni opera è accompagnata da un racconto originale, scritto da me. Insieme formano un’unica esperienza… un frammento di poesia da custodire, leggere e guardare.

Chi acquista una mia opera non riceve soltanto un dipinto, ma anche la voce della storia che lo abita.

Puoi seguire il progetto e leggere i racconti su I Racconti dell’Hedera

© Umberta Ruffini, “I Racconti dell’ Hedera”. Tutti i diritti riservati.Ogni testo e acquerello è opera originale dell’autrice.Opera depositata e tutelata tramite Patamu (cod. deposito n. 272041)

“I Racconti dell’Hedera” arriveranno presto anche su questo blog!

✨🦋L’acquerello e il suo racconto.🦋✨

Arriva settembre

Gli ultimi giorni di agosto…
Metto ordine tra i colori, sistemo la scrivania come fosse un piccolo altare, preparo lo spazio per ciò che verrà.

Settembre è già in attesa, con nuove commissioni da iniziare, idee da mettere sulla carta, il bisogno di dare forma a ciò che finora era solo nella mia testa.

C’è una dolcezza in questo momento sospeso…l’estate che sfuma, l’autunno che accenna il passo, io che mi preparo a entrare nel ritmo creativo…

Si comincia.

20×20 cm: il Ritratto e la scelta dell’essenziale

Chi mi segue da tempo sa che, dal 2017, realizzo ritratti di animali su commissione. Negli ultimi tre anni, però, questa cosa aveva iniziato a starmi stretta, procedevo in automatico mi stava svuotando, e così ho deciso di fermarmi quasi un anno, dedicandomi completamente agli acquerelli. Ora ho ripreso le commissioni, ma sento il bisogno di dare loro una nuova direzione, una svolta che renda ogni ritratto più autentico e vivo almeno per me…vi racconto la parte noiosa della situazione…

Fare l’artista su commissione , oggi, significa anche questo, accettare che il tuo lavoro venga vissuto come un menù.

Un menù infinito, come quello di certi ristoranti dove ci sono mille piatti elencati… eppure il cliente finisce sempre per chiedere “qualcos’altro”, qualcosa che non c’è scritto, è frustrante.

Così funziona anche con i ritratti: elenchi di misure, tecniche, tempistiche. Scrivi le informazioni con chiarezza, rispondi alle domande prima ancora che vengano poste. Ma poi ti accorgi che non basta. Perché i più non leggono, e se leggono, comunque ti chiedono di nuovo la stessa cosa. Devi spiegare e rispiegare, pazientemente, quasi come se fosse un rituale inevitabile.

E dentro questo rumore, io ho sentito il bisogno di semplificare. Certo fortunatamente ho anche i clienti ideali quelli che mi dicono “fai tu” ma parliamo di quelli che non capiscono una cippa lippa di colori, di posizioni ideali per ritrarre, e tra 10 foto perfette scelgono quella sfocatissima dove gli occhi sembrano due sassi neri e il pelo per qualche ragione inspiegabile vira al colore degli unicorni. E tu con la pazienza di Giobbe cerchi di dirigerli verso la foto migliore perché sai che accontentandoli ne andrebbe della tua reputazione.

Io, che amo i cambiamenti e mi annoio facilmente, ho scelto una via diversa per il 2026 un solo formato, 20×20 cm. Un solo soggetto: il Ritratto animale 

Perché 20×20 cm? Perché è la misura giusta, intima e decisa. Non dispersiva, non fragile. È uno spazio che basta a contenere l’essenziale: uno sguardo, un’anima, una presenza. Non serve altro.

Il mondo dell’arte personalizzata rischia spesso di diventare un catalogo infinito…scegli la misura, scegli la cornice, scegli lo sfondo, aggiungi questo, togli quello. Come se l’emozione fosse un “extra” da aggiungere al carrello. Io non voglio questo. Io voglio offrire un’esperienza chiara, pura, senza confusione così come era nata.

So che per molti è difficile da accettare. Perché siamo abituati ad avere sempre alternative, a pretendere “un po’ di più” pagando “un po’ di meno”. Ma il Ritratto non è una pizza gourmet da comporre a piacimento.

Ecco perché questa scelta è anche un manifesto:

Un solo formato: 20×20 cm, equilibrato e perfetto.

Un solo soggetto: il Ritratto, lo sguardo e l’anima.

Un solo intento: dare emozione, senza fronzoli, senza compromessi.

Perché l’arte, quando è vera, non deve distrarre con mille opzioni. Deve toccare, arrivare, restare.

Così, tra le richieste infinite e le domande ripetute, io scelgo la semplicità.

Scelgo un piccolo quadrato.

E in quei 20×20 cm c’è tutto ciò che conta davvero.

Grazie per aver accolto questo mio sfogo, perché alla fine è questo uno sfogo.

I racconti dell’Hedera✒️🖌️

C’è chi racconta storie, e chi diventa una storia.
Hedera è il mio alter ego, una voce che nasce da me e cresce come un rampicante, cercando luce e appoggio. Come l’edera, non si accontenta di restare al suolo, abbraccia muri, avvolge sogni, si insinua in crepe di ricordi e li trasforma in sentieri segreti.

*I Racconti dell’Hedera sono questo
piccoli mondi sospesi, frammenti tra realtà e fantasia. Sono storie che accompagnano i miei acquerelli.

Le sue parole sono radici che affondano in esperienze personali, ma anche foglie nuove che si aprono verso luoghi che forse non sono mai esistiti  o forse sì.

Scrivere come Hedera significa per me liberarmi da ciò che è “me” e allo stesso tempo ritrovarmi più intera. È dare voce a quella parte che ama le ombre delicate al tramonto, che sente un legame con le leggende dimenticate, che accarezza il passato senza nostalgia e il futuro senza fretta.
È un modo per lasciare che l’arte e la parola si fondano in un linguaggio che non ha paura di essere poetico.

Puoi leggere i racconti dell’Hedera seguendomi su Substack

Ecco il link

https://substack.com/@umbertaruffini

*Ho scelto il nome Hedera perché è la mia pianta preferita.
È sempre verde, anche quando il resto si spoglia.
È tenace, aggrappata alla vita con radici sottili ma ostinate.
Abbraccia i ruderi e li veste di bellezza, ricoprendo crepe, ferite e muri dimenticati.
Trasforma il brutto in qualcosa che ha poesia.

Hedera non ha bisogno di chiedere il permesso per crescere, trova la sua strada sempre tra pietra e ombra, si allunga verso la luce, resiste al vento e all’inverno.
Per me è un simbolo di forza silenziosa, di bellezza che non si arrende, di capacità di vedere possibilità là dove altri vedono soltanto rovine.

Questo nome significa ricordarmi ogni giorno di fare lo stesso…
resistere, trasformare, abbellire, crescere

Parlo di contorni…🖋️✒️

C’è un momento, nei miei acquerelli, in cui parla il tratto.

Da sempre, dopo l’acqua, amo tornare alla linea. Un gesto netto, deciso, che definisce ma senza  imprigionare. La scelta è sempre andata sulle Pigma Micron della Sakura, trattopen resistenti all’acqua, perfetti per contornare senza sbavature, per tracciare quei segni che tengono insieme la leggerezza del colore.

Ma ultimamente ho sentito il bisogno di qualcosa di più lento, più fisico, più antico.

Così ho acquistato un pennino, di quelli da intingere, con le punte intercambiabili… e un flaconcino  di inchiostro Winsor & Newton un color marrone torba.

Una tonalità profonda, terrosa, che sembra fatta apposta per raccontare cose dimenticate.

Contornare con il pennino non è solo un gesto tecnico. È un atto di meditazione. Chi mi segue sa come mi piace questo concetto.

Ogni tratteggio ti costringe a rallentare, ad ascoltare la carta, a respirare insieme al ritmo della mano.

Non puoi correre con un pennino. Ti costringe alla presenza, ti riporta a te, al qui e ora.

Il tratto non è più solo contorno. È tempo…disegnato.

E tu? Come definisci i tuoi margini? (Non mi riferisco solo artisticamente parlando) Se ti va scrivimelo nei commenti.

Ti lascio I link qui sotto dei prodotti che ho acquistato nel caso ti venisse un attacco d’arte e volessi provare.

https://amzn.to/3Ubu2Cw

https://amzn.to/3GUxFd9

https://amzn.to/4mmtGov

Se ti è piaciuto, non tenerlo per te. L’arte non è un segreto!

Condividi, commenta, iscriviti.

Puoi sostenere il mio percorso artistico abbonandoti. La tua donazione è un abbraccio silenzioso che dice: “Continua, ne vale la pena.” cliccando sul link qui sotto potrai sostenermi con una donazione decisa da te con PayPal

Sostieni la mia arte

Le mie opere sono disponibili per l’acquisto: per informazioni, scrivimi a ruffiniumberta@gmail.com

Mi si è sbloccato un ricordo…

L’anima naif… dove tutto è cominciato, e dove tutto si è trasformato

C’è un tempo nella vita in cui l’arte non è tecnica, né mestiere, né ambizione. È solo una voce che ti chiama, e tu la segui, senza chiederti perché.

Per me, quella voce si chiamava pittura naif.

Da piccola mi appassionai profondamente a questo linguaggio così istintivo e autentico. Ricordo i puzzle della Ravensburger che costruivo con dedizione quasi religiosa tassello dopo tassello, prendevano forma dipinti naif, mondi pieni di colori piatti ma potenti, visioni semplici eppure rivelatrici. Ne avevo uno in particolare, un’opera di Henri Rousseau , il Doganiere, come lo chiamavano. Quella giungla surreale, i suoi animali immobili e intensi… mi stregavano. I miei mi comprarono anche dei quaderni.

Ma c’è un altro nome che, ancora più di Rousseau, ha lasciato un segno profondo nel mio sentire , Antonio Ligabue.

Ricordo ancora una serie tv dedicata a lui. Guardavo quei suoi animali selvaggi, gli occhi spalancati come ferite, il tratto rabbioso, istintivo, primordiale… e restavo senza fiato. Era un’arte che mi colpiva dritta nello stomaco.

Da adulta, quando riuscii finalmente a vedere una mostra con i suoi dipinti originali, provai la stessa identica sensazione: un pugno nello stomaco. E fu allora che iniziai anch’io a sperimentare quella pittura così viscerale.

La chiamano la pittura dei puri.

Una pittura che nasce dall’animo, non ha sovrastrutture, non cerca il consenso. È ciò che sei, messo a nudo su una tela.

E io amavo tutto ciò, profondamente. Mi sentivo parte di quel mondo.

Partecipai anche a diverse mostre. Ricordo con tenerezza e gratitudine la collettiva nella chiesa di Santa Marta, a Varenna, in occasione del Premio Internazionale Varenna Pierantonio Cavalli, dedicato proprio agli artisti naif. Un luogo incantato, dove le emozioni si amplificavano tra pietra e silenzio, lo ricordo con gratitudine perché ad invitarmi fu un grande di quel mondo il Maestro Giuliano Zoppi, scomparso qualche anno fa.

Ma, col tempo, qualcosa dentro di me cominciò a incrinarsi.

Sentivo che, pur volendo dipingere così, con quell’urgenza pura e spontanea, non ero più completamente “naif”. Avevo delle basi di disegno, le mie conoscenze tecniche aumentavano, una continua ricerca alcune volte porta a snaturarsi…

E allora cominciai a sentirmi in bilico. Come se stessi mentendo. A chi mi offriva l’opportunità di esporre, ma soprattutto a me stessa.

La pittura naif non si imita. O la vivi, o la tradisci.

Così, con rammarico ma anche con lucidità, pian piano l’ho lasciata.

Ma non se n’è mai andata del tutto.

Perché quell’anima, quella parte di me  è ancora viva.

Non si e spente . Si è solo trasforma.

Era 2015  il mio dipinto “Dolce sguardo di tigre”

🦋Se quello che hai visto o letto ti ha emozionato, puoi aiutarmi a continuare a farlo. La tua donazione è un abbraccio silenzioso che dice: “Continua, ne vale la pena.”🦋 cliccando sul link qui sotto potrai sostenermi con una donazione decisa da te con PayPal

  SOSTIENI LA MIA ARTE

✨Piccole gouache✨

“Nel cuore del bosco, la bellezza si cela nei contrasti: tra il fiore che nasce e quello che sfiorisce.”

Piccole gouache originali che ritraggono tre protagonisti silenziosi del sottobosco, una carota selvatica leggera come un merletto, un mughetto che profuma di fiabe e un fiore che sta appassendo, fragile ma pieno di significato.

Le piccole opere che ho dipinto  sono custodite in una vecchia cornice multipla in metallo , con vetri bombati arrivati intatti fino ad ora.

Tutte le opere proposte su questo sito sono pezzi unici, originali e realizzate a mano, questa insieme ad altre le puoi trovare qui Sfumature Retro