Guazzo Su tavoletta, per questo lavoro ho trovato una splendida cornice guilloché
L’edera, tenace e antica, attraversa il teschio, è memoria vivente. I fiori diventano il fragile atto di resistenza contro la dissoluzione, mentre il silenzio si deposita come polvere sottile su ogni forma.
Il silenzio è ciò che rimane quando la voce umana smette di esistere e il mondo naturale si riprende il proprio linguaggio segreto.
Tra le foglie d’ edera anche la morte respira…la memoria che continua a crescere…
Memoria è ciò che non si arresta
Tra le foglie d’edera anche la morte respira non vuole essere una provocazione.
Siamo abituati a pensare la morte come interruzione. Esiste un prima e un dopo. Ma l’edera con la sua ostinazione vegetale, con la sua crescita lenta e inesorabile introduce un’altra lettura; quella della continuità.
L’edera avanza, si arrampica, avvolge. Non distrugge nel senso violento del termine, ingloba. Trasforma le superfici in memoria viva. Ciò che tocca non scompare, viene trattenuto in una nuova forma.
In questo senso, la morte nell’opera non è un punto finale, ma una soglia porosa.
C’è chi racconta storie, e chi diventa una storia. Hedera è il mio alter ego, una voce che nasce da me e cresce come un rampicante, cercando luce e appoggio. Come l’edera, non si accontenta di restare al suolo, abbraccia muri, avvolge sogni, si insinua in crepe di ricordi e li trasforma in sentieri segreti.
*I Racconti dell’Hedera sono questo piccoli mondi sospesi, frammenti tra realtà e fantasia. Sono storie che accompagnano i miei acquerelli.
Le sue parole sono radici che affondano in esperienze personali, ma anche foglie nuove che si aprono verso luoghi che forse non sono mai esistiti o forse sì.
Scrivere come Hedera significa per me liberarmi da ciò che è “me” e allo stesso tempo ritrovarmi più intera. È dare voce a quella parte che ama le ombre delicate al tramonto, che sente un legame con le leggende dimenticate, che accarezza il passato senza nostalgia e il futuro senza fretta. È un modo per lasciare che l’arte e la parola si fondano in un linguaggio che non ha paura di essere poetico.
Puoi leggere i racconti dell’Hedera seguendomi su Substack
*Ho scelto il nome Hedera perché è la mia pianta preferita. È sempre verde, anche quando il resto si spoglia. È tenace, aggrappata alla vita con radici sottili ma ostinate. Abbraccia i ruderi e li veste di bellezza, ricoprendo crepe, ferite e muri dimenticati. Trasforma il brutto in qualcosa che ha poesia.
Hedera non ha bisogno di chiedere il permesso per crescere, trova la sua strada sempre tra pietra e ombra, si allunga verso la luce, resiste al vento e all’inverno. Per me è un simbolo di forza silenziosa, di bellezza che non si arrende, di capacità di vedere possibilità là dove altri vedono soltanto rovine.
Questo nome significa ricordarmi ogni giorno di fare lo stesso… resistere, trasformare, abbellire, crescere