“Il tempo divora ogni cosa.”
Così scriveva Ovidio nelle Metamorfosi, consegnando ai secoli una delle più potenti riflessioni sulla condizione umana.
Questa Vanitas nasce da quelle parole.
Un teschio emerge dall’omba,reliquia silenziosa. Sopra di esso si posa la falena testa di morto, creatura che da sempre abita il confine. Non è soltanto un simbolo di morte, è il segno del passaggio, della trasformazione inevitabile che accompagna ogni esistenza.
L’edera si intreccia attorno alle forme consumate dal tempo. Mentre la materia si deteriora, essa continua a crescere, ad avvolgere, a persistere. Nella sua presenza convivono due significati opposti e complementari: la memoria che resiste e la natura che lentamente riconquista ogni cosa.
Anche lo specchio ha smesso di restituire immagini nitide. Ci ricorda che nulla rimane immutato. Volti, oggetti, ambizioni, perfino i ricordi più cari vengono lentamente levigati dal trascorrere degli anni. Le antiche Vanitas non parlavano soltanto della morte; invitavano piuttosto a osservare la fragilità delle cose terrene e a riconoscere il valore del tempo che ci è concesso.
La falena, il teschio e l’edera ci raccontano che tutto ciò che nasce è destinato a cambiare forma. Il tempo divora, ma nel suo incessante passaggio lascia tracce.
Ed è in questa consapevolezza che si nasconde la parte più preziosa dell’esistenza: ogni istante possiede un valore inestimabile.
Tempus edax rerum.
Il tempo divora ogni cosa, ma è proprio il suo passaggio a rendere preziose le cose che amiamo.

