“Dialogo con l’ ombra” la mia ultima guache

Una vanitas intima, quasi sospesa. Il volto della donna è il centro emotivo del dipinto.  Lo sguardo rivolto altrove, in una dimensione interiore dove convivono lucidità e malinconia. La foglia d’ edera sul viso reclama  il corpo, ricordandoci che ogni cosa torna lentamente alla terra.

Lei sembra abitare un tempo diverso, più lento, dove ogni cosa è già compresa. Accanto, il teschio completa questa calma. È una presenza necessaria, quasi domestica, che si inserisce nel racconto.

I fiori, colti nel momento del cedimento, sono transizione. Non sono più nel pieno della loro fioritura, ma non sono ancora dissolti, esistono in quell’istante sospeso in cui la bellezza si piega su se stessa e comincia a trasformarsi. È proprio lì che l’opera trova il suo centro, in quella tensione minima tra permanenza e perdita.

La tradizione della vanitas è evidente, ma qui viene ridotta all’essenziale. Non c’è accumulo di simboli, né eccesso narrativo. L’ombra  è una controparte inevitabile, una presenza che definisce il contorno stesso della luce.  In un tempo abituato all’eccesso e alla dichiarazione, qui si sceglie la via più difficile quella della sospensione, dell’allusione, del non detto.

Alla fine, ciò che resta è la relazione tra gli elementi.

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