Mi è stato chiesto se sto attraversando un momento particolarmente triste, guardando ciò che dipingo.
Capisco la domanda. L’arte attraversa anche zone d’ombra. Ma non sono io a viverci dentro.
Ci passo, le esploro, le ascolto. Sono luoghi necessari, come corridoi silenziosi che portano altrove.
Forse non è così evidente, ma i Memento Mori e le Vanitas c’entrano poco con la morte in sé. Non celebrano la fine: ricordano il tempo, il passaggio, il valore di ciò che è vivo adesso.
Un fiore che appassisce non parla di morte, parla di vita che accade, che cambia, che non si può trattenere. Un teschio non significa morte: è memoria, misura, presenza.
Dipingo ciò che esiste, non solo ciò che rassicura. Perché la luce, senza ombra, resta piatta.
Non è tristezza. È uno sguardo che sceglie di vedere fino in fondo.
